Toledo prepara grandi iniziative in vista del 2014 per ricordare El Greco

Miguel de Unamuno in alcuni suoi brevi articoli definisce El Greco come colui che più di tutti riuscì a interiorizzare lo spirito castigliano che si stava sviluppando tra Cinque e Seicento sapendolo così concretizzare, forse inconsciamente, in arte visiva, diventando «il rivelatore, coi suoi pennelli, del nostro naturalismo spiritualista»; più di Velázquez, più di Cervantes, illustri spagnoli, ma a dir di Unamuno, “universali”, che attraverso la loro opera (artistica e letteraria) seppero elevarsi al di sopra del castiglianismo, El Greco vedeva ciò che gli altri non potevano vedere, e lo vedeva forse proprio per il fatto d’essere straniero, avvalendosi così d’una “visione dall’alto” e dunque privilegiata. L’anima castigliana, quella di Don Chisciotte e quella dei grandi mistici, di Santa Teresa e Giovanni della Croce, ci dice Unamuno essere anima “spiritualista”, proiettata al Cielo, all’altra vita, al trionfo dello Spirito. Per il filosofo basco la Spagna di El Greco non era mai uscita dal Medioevo e, pur condividendo qualche tratto rinascimentale con altri centri europei, non si fece “contaminare” dal vivace paganesimo e razionalismo di questi, restando così profondamente legata al cattolicesimo e al dogma della resurrezione.

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