Piero della Francesca, la mostra a Forlì: una grande retrospettiva sul “monarca della pittura”

È una vera e propria mostra-evento che un appassionato d’arte non può perdere, quella allestita ai Musei San Domenico di Forlì. Dal 13 febbraio, fino al 26 giugno prossimo sarà aperta al pubblico Piero della Francesca. Indagine su un mito, un intrigante percorso espositivo che va ad indagare sull’attività di uno dei più grandi pittori italiani del Quattrocento e sull’influenza che lo stesso ebbe poi nei secoli successivi.

Grande sperimentatore, grande maestro nell’affresco (la tecnica nella quale eccelse), raggiunse con la sua pittura – monumentale, spaziosa e razionale – uno dei picchi più alti degli ideali artistici del primo Rinascimento, un’età in cui la scienza e l’arte erano uniti da vincoli profondi. Nel 1494, Luca Pacioli lo definì “il monarca della pittura”, ma poco dopo la sua morte, avvenuta il 12 ottobre del 1492 (una data certamente impossibile da dimenticare), se si eccettua il profilo che gli dedicò nella sua opera (Vite) il Vasari e i ricordi della sua pittura in alcuni trattati cinquecenteschi di architettura, la sua opera fu presto dimenticata. Per sentir parlare ancora di lui bisognerà aspettare la riscoperta sette ottocentesca pre-raffaellita quando amatori e storici dell’arte tonarono a guardare e ad apprezzare le opere del maestro di Sansepolcro (il borgo dove era nato nel 1411), ma solo nel Novecento tonerà di nuovo in auge nel mondo della pittura italiana.

Non è un caso, quindi, che la grande mostra allestita a Forlì – realizzata sotto la direzione generale di Gianfranco Brunelli e da noi vista in anteprima – riunisca un corpus unico delle opere del pittore rinascimentale mettendolo poi a confronto, nei due piani del museo, con grandi maestri del Rinascimento (da Domenico Veneziano a Beato Angelico, da Paolo Uccello ad Andrea del Castagno) oltre a documentare l’influsso che ebbe sulle generazioni successive di pittori (come Luca Signorelli, Antoniazzo Romano, Giovanni Bellini e Antonello da Messina). La particolarità di questa mostra, poi, sta anche nell’aver indagato come il cosiddetto ‘mito’ di Piero della Francesca sia riesploso, come già anticipato, dopo secoli di oblio, con i Macchiaioli in Italia, ma anche con Degas (nella nuova solidità geometrica e nel ritmo spaziale delle sue opere, a detta di molti, ci si può ritrovare il fascino degli affreschi di Arezzo), Seurat, Signac e Cezanne in Francia, di cui potrete ammirare alcune loro opere. E, ancora, l’influenza c’è stata anche su grandi artisti del Novecento, “il secolo di Piero”, da Guidi a Carrà, da Morandi a De Chirico fino a Sironi, oltre a stranieri come Le Courbusier, Balthus ed Hopper, che con le loro opere hanno consegnato l’eredità del pittore toscano alla piena e universale modernità e che con quelle esposte a Forlì (Sogno di una notte di mezza estate di Balthus, Approaching a City e Manhattan Bridge Loop, di Hopper), vanno a chiudere questa elegante ed imperdibile mostra.

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