Modificato il final della Carmen al Maggio Musicale Fiorentino: giusti i fischi del pubblico

 

La Carmen di Bizet con il finale cambiato contro il femminicidio, in cui è la protagonista a uccidere don Josè, non è piaciuta agli spettatori del Maggio musicale fiorentino e continua a far discutere anche dopo la prima di domenica 7 gennaio.Ma in questo mondo, dove si cerca di modificare la storia,l’arte,la cultura,la logica in nome del politicamente corretto,i furbi e i cialtroni di professione fanno sempre più fortuna. E’ il caso del regista  Leo Muscato e del Soprintendente del Maggio Musicale Fiorentino Cristiano Chiarot che ha avallato la modifica del finale della Carmen.

Una breve storia per ricordare una delle opere più rappresentate e più significative della storia della lirica.Il 3 marzo del 1875 all’Opéra-Comique di Parigi va in scena per la prima volta la Carmen di Georges Bizet. Si tratta di un’opéra-comique, così almeno si poteva leggere sul libretto, ma il pubblico della prima non ne è convinto: con il passare delle ore l’entusiasmo del primo e secondo atto lascia il posto alla sorpresa per l’amarezza degli ultimi due, le atmosfere si fanno cupe e sul finale si consuma la tragedia della protagonista. Questa protagonista ha poi un’idea dell’amore del tutto “immorale”, rifiuta ogni legame in nome della libertà, nessuna eroina operistica si è mai comportata così. L’insuccesso tormenta l’animo già turbato di Bizet, che muore, appena tre mesi dopo, con il fiasco della sua monumentale ultima fatica nel cuore.

Al contrario della sua protagonista la storia di Carmen ha un lieto fine, tanto che oggi Carmen è una delle opere più rappresentate in assoluto (al terzo posto secondo la classifica di Operabase riferita alla stagione 2015/16, subito dopo La traviata e Die Zauberflöte). Ma già allora ci fu uno spettatore “speciale” che prima degli altri si accorse della grandezza di questo titolo. Nel 1888, mentre scrive da Torino, il filosofo Friedrich Nietzsche l’ha già vista/ascoltata venti volte ed è rimasto totalmente stregato da tutto ciò che il pubblico della prima aveva disprezzato; scrive: “Questa musica è serena; ma non di una serenità francese o tedesca. La sua serenità è africana: essa ha su di sé la fatalità, la sua felicità è breve, improvvisa, senza remissioni.” E poco più avanti “Finalmente l’amore, l’amore come fatum, fatalità, cinico, innocente, crudele – e appunto in ciò natura! L’amore che nei suoi strumenti è guerra, nel suo fondo è l’odio mortale dei sessi!”.

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