Marinetti, il Futurismo, le ‘sue’ Donne: una mostra a Nuoro

 

Filippo Tommaso Marinetti e poi… tante donne, seguaci del maestro del Futurismo e loro stesse futuriste. Una mostra le celebra tutte, a cominciare dalla moglie Benedetta Cappa, pittrice, poetessa e scenografa. Si chiama ‘L’elica e la luce. Le futuriste’ ed è visitabile fino al 10 giugno al MAN di Nuoro, in Sardegna.

Ci sono figure di primissimo piano, un centinaio di opere di letterate, scrittrici, teoriche. Tutte rapite dal Manifesto di Marinetti, in particolare dal punto nove: “Il disprezzo per la donna”, dove il Maestro sostiene di non sopportare il modello di donna svenevole, fragile, ossessionante e fatale proposto dall’Ottocento e da D’Annunzio. Finendo per dichiarare: “Le donne sono quel che sono. Cioè la parte migliore dell’umanità”. Naturale che in tante si facessero rapire da questi ideali. E che seguissero la strada tracciata da Marinetti nelle arti. A cominciare, appunto, dalla moglie, “Tre volte Benedetta”, come dirà Ada Negri. Donna che seguirà il marito ovunque, tra mostre e viaggi, e che concepirà tre figlie, tutte futuriste naturalmente.

Benedetta Cappa firmerà i manifesti a aderirà al ‘Tattilismo’ di Balla e Depero, secondo i programmi dell’omonimo Manifesto. Del resto, il Futurismo abbraccia tutto: mostre, libri, tecniche, arredi, abiti, parole. Si dipinge e si pubblica. L’altra metà del cielo esce allo scoperto. Marinetti stesso tiene a battesimo una per una le allieve, con brevissime prefazioni. Ci sono Benedetta Marisa Mori, discendente di Gian Lorenzo Bernini, e Adele Gloria, tra le altre, in mostra a Nuoro. La seconda porta da Catania a Roma la sua pittura, fino a esporre in Quadriennale. Benedetta decora con enormi pannelli ancora in loco (la nuova fede nell’aeropittura, 1929) il Palazzo delle Poste di Palermo. Poi c’è Regina, scultrice e motociclista, che traghetta le prime forme sintetiche di futurismo, metalli, tagli di fogli d’alluminio, a un’astrazione senza tempo, di qualità. Natura e geometria si fondono.

E ancora: Bruna Pestagalli Somenzi, detta Brunas, moglie di Mino Somenzi, arrivata dall’Argentina per innamorarsi dell’artista e dell’arte, del movimento. Iniziò a dipingere, a realizzare tende e arazzi. Si fece chiamare Brunas perché il marito era Minos. C’è Barbara (Biglieri Scurto), morta nel 2002. A 18 anni scappò di casa per prendere il brevetto di volo. Poi andò in Biennale. Donne di immenso talento, invase dal Futurismo. Fino a quel momento volutamente ignorate e nascoste dalla società. Nella mostra sarda le potete rivedere. E potete capire che la rivoluzione femminista è iniziata così.