” Il poeta Ungaretti e l’albero isolato “, mostra che verrà inaugurata il 30 marzo nell’ambito delle manifestazioni collaterali a ” Carso 2014 “

Segnava il confine tra gli eserciti austro-ungarico e italiano che si fronteggiavano nella zona di San Martino del Carso nella prima guerra mondiale; venne segato e portato in patria dal 46.mo reggimento ‘Szeged’ nella ritirata del 4 luglio 1916. Quell’albero isolato – era l’unico che resistette nella pietraia che era il Carso durante la guerra – ritornera’ a San Martino per una mostra che raccontera’ quella guerra, quegli assalti, quelle stragi e di un soldato-poeta, Giuseppe Ungaretti, che proprio sotto quell’albero compose la poesia dedicata alla localita’ carsica goriziana. La mostra – ”Il poeta Ungaretti e l’albero isolato” – sara’ inaugurata il 30 marzo nell’ambito delle manifestazioni collaterali a ”Carso 2014+”, il grande progetto di recupero e rilancio delle zone della Grande Guerra patrocinato e voluto dalla provincia di Gorizia. L’albero sotto il quale il poeta scrisse alcune delle sue liriche piu’ belle ha una storia incredibile. Dopo essere stato trasportato in Ungheria – sul Carso goriziano l’esercito asburgico era formato in prevalenza da ungheresi – venne esposto in un piccolo museo, ma durante l’occupazione sovietica dovette essere nascosto. Solo recentemente e’ stato recuperato ed esposto come ‘monumento nazionale’, perche’ testimonia la resistenza del popolo ungherese, nel museo di Szeged in Ungheria. Per la prima volta uscira’ dal paese magiaro per essere esposto a San Martino nella mostra che rimarra’ aperta fino al 29 giugno prossimo. ”Oltre a ricordare un fatto di guerra e un poeta straordinario – ha detto Mara Cerniz, vicepresidente della provincia di Gorizia e responsabile del progetto ‘Carso 2014+’ – con questa mostra vogliamo dare inizio ad una serie di iniziative che proseguiranno negli anni con lo scopo di valorizzare tutto il nostro territorio che fu teatro della Grande Guerra”. Sempre a San Martino in questi anni e’ nato un Parco Ungaretti, nella tenuta di Castelvecchio, che ripercorre i mesi trascorsi dal grande poeta in querra sul fronte dell’Isonzo tra il 1915 e il 1916. Ci sono foto d’epoca, quadri, statue e alcuni versi immortali scolpiti nell’acciaio di strutture moderne che abbelliscono i filari di viti e di olivi che compongono il parco.

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