I capannoni industriali e i silos aggrediscono le ville palladiane. Un patrimonio artistico da tutelare. Ci riusciremo ?

Per contrastare questo progressivo declino, per bloccare la costruzione di fabbriche su terreni agricoli, una trentina fra ecologisti ed intellettuali, vinaioli e geografi alla fine di gennaio hanno firmato un appello al governatore del Veneto. Per salvare la Valpolicella. Fino a pochi decenni fa abitata da 35 mila persone. Ora, più che raddoppiate. Le colline una volta coperte in gran parte da vigneti, da ville con i loro parchi, da piccoli centri storici con chiese romaniche, ora disseminate di villette, grossi centri commerciali e zone artigianali, quartieri dormitori, una cementeria e una discarica. Territori sviliti nella loro primitiva vocazione. Una bellezza diffusa sacrificata quasi senza ragione.
Il caso della Valpolicella, sfortunatamente, non isolato nel contesto veneto. Un altro paradosso dell’Italia dimenticata. L’ennesimo. Un docente del Dipartimento Territorio e Sistemi agroforestali dell’Università di Padova, Tiziano Tempesta, con l’ausilio di un laureando, ha monitorato lo stato delle 3.782 ville della regione. Per il 62% costruite tra il Seicento e il Settecento, censite dall’Istituto Regionale Ville Venete nel 92% dei Comuni della regione. Controllando, in modo particolare, lo spazio immediatamente intorno. Per un raggio di 250 metri. Edificio per edificio. Ville che, come Andrea Palladio, colui a cui si deve il nome di tali residenze, scriveva, dovevano essere immerse nella campagna. I risultati della capillare ricerca sono più che preoccupanti. E’ vero, molte di quelle ville, negli ultimi anni, contando anche sull’Istituto Regionale Ville Venete, sono state salvate dal degrado.Tanti restauri hanno permesso di restituirle all’antico splendore. Ma quei salvataggi hanno riguardato le strutture. Si sono per così dire fermati al perimetro esterno. Insomma non hanno contemplato la necessaria salvaguardia dei suoi “intorno”……Le dimensioni del disastro si chiariscono meglio scendendo nel dettaglio. Al 14,3% di territorio “occupato da superfici artificiali”, ovvero cementificato. Con un’incidenza intorno alle ville mediamente pari a 3,4 volte quella dei comuni della regione. Gli esempi, tanti. Da Villa Trissino Giustiniani a Montecchio Maggiore. A Villa Contarini Crescente, alla periferia di Padova. Passando a villa Franchini a Villorba. Capolavori aggrediti ora da silos, ora da capannoni industriali……
Considerando la fascia più prossima, cioè quella nel raggio di 250 metri, solo nel caso del 35,3% delle ville la percentuale di aree occupate da villini o condomini è minore del 20%. All’opposto, nel 35,9% tale percentuale è superiore al 40%. Con un elemento complessivo di analisi, davvero inquietante. Non sembra emergere una sostanziale diversità tra le ville sottoposte a tutela e quelle che non lo sono…. ( tratto da  www.libertiamo.it )

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