EBRAICITÀ AL FEMMINILE. Otto artiste del Novecento. Padova, Centro Culturale Altinate San Gaetano, dal 31 agosto al 13 ottobre 2013

La mostra è promossa dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura – Settore Attività Culturali, e sostenuta dalla Comunità Ebraica di Padova, ed è allestita negli spazi espositivi del Centro Culturale Altinate San Gaetano. “L’Amministrazione comunale ha accolto con slancio l’idea di allestire una grande e ricca mostra in occasione della Giornata europea della Cultura Ebraica, afferma l’Assessore alla Cultura, Andrea Colasio. La mostra offre lo spunto per riflettere sull’identità di genere, sullo spazio e ruolo della donna nella tradizione ebraica e, più in generale, per favorire la conoscenza e la comprensione di una realtà come quella della Comunità Ebraica, da anni ben radicatasul territorio cittadino”.
L’esposizione presenta, intorno a una protagonista come Antonietta Raphaël, altre sette importanti artiste ebree del Novecento, delineando così una storia dell’arte italiana in un’ottica prima di tutto femminile e poi specificamente ebraica. L’iniziativa intende dare “il giusto risalto a quelle esperienze femminili che sono state in grado di trasformare una condizione di minorità sociale in una ragione di affermazione, di indipendenza creativa, tali da valorizzare sia le loro esistenze che la vita culturale del nostro paese”.
“Se artisti quali Modigliani, Cavaglieri o Cagli sono stati ampiamente studiati e rappresentati anche al grande pubblico, artiste come Antonietta Raphaël o Adriana Pincherle sono figure di secondo piano nel mondo artistico contemporaneo o per lo meno non ancora abbastanza conosciute, afferma Marina Bakos, che cura l’esposizione insieme a Virginia Baradel. La risonanza della voce femminile, nella prima metà del Novecento, è in generale molto limitata, e ciò vale ancor più per le donne ebree.  Penalizzate dall’appartenenza ad una minoranza che di per sé ne condiziona l’emergere sulla scena culturale, esse si vedono accomunate alle sorti delle loro contemporanee non ebree dal pregiudizio, tanto infondato quanto radicato, che l’uomo debba essere il solo depositario della vera professionalità; dall’altro, il ruolo che esse hanno ricoperto nell’arco dei secoli in maggiormente defilata nell’ambito sociale e, viceversa, centrale nella realtà famigliare.
Non per questo esse furono assenti o esitanti nell’assumere con la massima competenza iniziative di primo piano sulla scena culturale e artistica. Anche perché, in seno alla tradizione ebraica, il valore della cultura è basilare nella formazione individuale e collettiva. Valga per tutti l’esempio di Margherita Sarfatti, che leggeva i classici romantici nelle lingue originali (Goethe in tedesco, Ruskin in inglese e Stendhal in francese) e all’inizio del ‘900 era già apprezzata giornalista d’arte, destinata a diventare regista indiscussa (e mal tollerata dagli apparati politici del regime) della fondamentale stagione del Novecento Italiano. 
Plurilinguismo e pluriculturalismo sono valori che contraddistinguono un’attitudine della conoscenza prensile e libera da pregiudizi, propria anche di un’altra protagonista sulla scena artistica tra le due guerre: Antonietta Raphaël, pittrice e scultrice di grande valore, artefice della Scuola romana di via Cavour. Pure l’indagine di realtà a noi più vicine, come quella veneziana, ci regala un tessuto denso di presenze femminili dalla storia romanticamente affascinante (come fu quella di Alis Levi) o più quietamente familiare (come fu quella di Gabriella Oreffice).

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