Da “Salomè” al “Girasole”, i capolavori di Gustav Klimt a Milano. Dal 12 marzo al 13 luglio a Palazzo Reale 20 oli del padre della Secessione viennese

Particolare attenzione è stata dedicata all’opera giovanile, alla formazione presso la Kunstgewerbeschule viennese e ai suoi inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza lungo il Ring, sulla scia di Hans Makart, indispensabili presupposti della sua evoluzione in direzione della modernità.
Rispettando una linea cronologica, il percorso espositivo si apre mettendo in luce il contesto famigliare, il lavoro con i fratelli Ernst e Georg e la nascita della cosiddetta Kunstler-Compagnie (Compagnia degli Artisti). Fino al suo scioglimento e alla fondazione della Secessione, che sancirà il rifiuto definitivo della tradizione e il successivo passaggio all’avanguardia internazionale.
Due sale sono quindi dedicate al ritratto e al paesaggio, generi prediletti da Klimt nel periodo della maturità. Esposti tre importanti ritratti femminili, la “Signora davanti al caminetto” e i due “Ritratto femminile”, eseguiti dall’artista tra il 1894 e il 1898, che approfondiscono e illustrano il suo particolare rapporto col genere femminile. Un’intera, piccola sala, è dedicata alla meravigliosa “Giuditta II. Salomè”, prestito della veneziana Ca’ Pesaro, uno dei due capolavori italiani custoditi nei musei italiani (no deciso invece dalla Gnam, che non ha voluto per nessuna ragione separarsi da “Le tre età della donna”).  La mostra si conclude con la ricostruzione del famoso “Fregio di Beethoven”, realizzato da Klimt nel 1902 per il Palazzo della Secessione, splendida copia dell’originale (visitabile al Palazzo della Secessione viennese solo su prenotazione e tempi di attesa infiniti) realizzata durante il complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 1970-’80.  Provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali, in particolare dal Museo Belvedere di Vienna, sono esposte in totale circa 100 opere, di cui 20 realizzate dal padre della Secessione durante l’intero arco della sua vita. “Si tratta di un numero rilevate di dipinti, solo alla mostra organizzata nel 2012 al Belvedere per il 150/o anniversario della sua nascita siamo riusciti a presentarne 40″, dice il curatore della rassegna Alfred Weidinger, tra i maggiori esperti del maestro austriaco e vice direttore del museo viennese. Klimt, in confronto ad altri pittori, non è stato troppo prolifico, di lui si conoscono 250 lavori in tutto, ma molti sono andati perduti o distrutti e in definitiva quelli accessibili per le esposizioni temporanee sono un centinaio”, prosegue lo studio sottolineando che mostre dedicate all’artista come quella di Milano saranno sempre più difficili da organizzare.  “I suoi capolavori non sono ormai assicurabili, hanno premi improponibili”, sottolinea, e non c’è da meravigliarsi, perché i dipinti di Klimt sono tra i più ricercati in assoluto sul mercato dell’arte. Basti ricordare “Il ritratto di Adele Bloch Bauer” acquistato nel 2006 da Ronald Lauder per 135 milioni di dollari, tra i quadri più costosi di sempre dopo due lavori Pollock e de Kooning. Quotazioni stellari che rendono quindi pressoché impossibile riunire tutte le sue opere in mostra. “Una retrospettiva come quella organizzata a Zurigo nel 1992, con ben 70 opere di Klimt esposte, è un ricordo, qui a Milano abbiamo realizzato il massimo possibile oggi”.

 

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