Cremona,Teatro Ponchielli . venerdi 11 novembre 2016 ore 20.30 e domenica 13 novembre 2016 ore 15.30 Turandot,musica di Giacomo Puccini, direttore Carlo Goldstein, regia Giuseppe Frigeni

 

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 in tutta l’Europa musicale si sviluppò il gusto per l’esotico e il musicalmente lontano, a cui Giacomo Puccini certamente aderì con almeno tre delle sue opere: dopo aver esplorato il Giappone in Madama Butterfly e il far west ne La fanciulla del West, per il suo ultimo melodramma scelse la Cina e le sue suggestioni musicali. L’idea di comporre Turandot nacque dall’ “incontro” con l’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi, drammaturgo veneziano coevo di Carlo Goldoni, che scrisse molti testi teatrali di successo successivamente musicati. Perno della vicenda di Turandot è l’evoluzione interiore della protagonista che da “principessa di gelo” si tramuta in donna innamorata, complice la progressiva fascinazione per il principe Calaf, ma soprattutto l’impressione suscitata dal sacrificio di Liù, che per amore rinuncia a tutto, alla vita stessa. E il momento della morte di Liù fu l’ultima pagina musicale completata da Puccini, che abbozzò alcune parti del finale senza tuttavia poterlo portare a termine a causa della sopraggiunta morte per un incurabile tumore alla gola. Su indicazione di Arturo Toscanini, direttore designato per la prima assoluta dell’opera, l’editore Ricordi affidò il completamento del finale di Turandot a Franco Alfano, già allievo del compositore toscano. Alla prima rappresentazione, tuttavia, avvenuta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, al termine della scena della morte di Liù, Toscanini depose la bacchetta e rivolgendosi al pubblico disse: «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto». Dalle recite successive, Turandot fu rappresentata con il finale di Alfano, un finale sul quale ancora oggi ci si interroga di sovente: dopo il climax emotivo raggiunto con la commovente morte di Liù, il lieto fine è una scelta davvero necessaria? Pare che lo stesso Puccini si sia interrogato a lungo su questo tema prima di morire. E dunque: ai posteri (cioè al  pubblico) l’ardua sentenza.

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