Christian Greco, nuovo direttore al Museo Egizio di Torino

 Il Museo Egizio di Torino sta affrontando una trasformazione che potremmo definire epocale. L’impegno assunto dalla Fondazione di consentire la migliore fruizione al pubblico delle attività museali e dei beni culturali acquisiti sta per raggiungere il suo climax con i lavori di rinfuzionalizzazione, restauro, ampliamento e messa in sicurezza del Museo Egizio, attualmente in corso. Encomiabile è la decisione di mantenere il Museo sempre aperto, offrendo un percorso espositivo alternativo che consente al pubblico di continuare a fruire delle sue magnifiche collezioni. La grande trasformazione del museo agevolerà il raggiungimento di quello che, prendendo a prestito le parole di Aristotele (Politeia 1337 a 1-2), si potrebbe definire come l’enthousiasmos e l’ekstasis di fronte alle opere d’arte. L’obbiettivo comunque, per cui si richiede l’impegno di tutti, ed in primis del direttore: aprire le porte ad un pubblico il piú variegato possibile (locale, nazionale ed internazionale) offrendo loro un’ottima fruizione delle collezioni. Il consolidamento e l’accrescimento del numero dei visitatori costituisce una priorità per ogni istituzione museale del XXI secolo. La Fondazione Museo Egizio di Torino ha superato la quota di mezzo milione di visitatori annui e si avvia a raggiungere risultati anche piú significativi. I progetti ed i rapporti con le istituzioni locali ed il coinvolgimento nell’agenda culturale di Expo 2015 sono di fondamentale importanza, così come grandi eventi quale l’Ostensione della Sindone e il bicentenario della nascita di Don Bosco per i quali si prevede una grandissima affluenza. Importante, è non solo attirare sempre piú visitatori ma legare questi alla propria istituzione, dare loro il motivo di tornare con una certa regolarità. Per questo il museo deve essere un’istituzione culturale viva. Un ambizioso progetto di attività culturale nel senso lato del termine contribuisce a raggiungere un’esperienza olistica che porti al raggiungimento dell’ enthousiasmos. Fondamentale è che il museo dialoghi con il suo pubblico. Vorrei avviare cicli di conferenze divulgative in cui i curatori ed il direttore raccontino con entusiasmo i magnifici tesori conservati nel nostro museo. Il museo potrebbe accogliere nelle sue sale talenti musicali e teatrali e dar vita ad una interazione artistica stimolante e coinvolgente per il visitatore Studi si settore informano sull’importanza dell’apertura serale. per attirare un pubblico diverso, forse non propenso di natura ad avvicinarsi al museo, che attratto da una proposta inusuale potrebbe scoprire un mondo a lui sconosciuto.  Ritengo che i programmi educativi per tutte le scuole di ogni ordine e grado debbano avere un ruolo ancora più centrale e per attirare i piú piccoli, vorrei avviare delle conferenze mensili sviluppando la cosiddetta università per l’infanzia. Un’iniziativa che potrebbe essere realizzata d’intesa con altre istituzioni museali torinesi. Penso anche ad un progetto: ‘Al Museo di Lunedí’. Un’attenzione particolare continuerà ad essere dedicata alle disabilità,  incrementando servizi ed assistenza speciale per garantire l’accessibilità fisica e intellettuale a tutto il pubblico. Un’altra proposta che mi sta a cuore è quella di raggiungere coloro che sono impossibilitati a visitare il Museo Egizio: penso alle case di riposo o agli ospedali ai quali vorrei offrire un’esperienza museale “extra museo”. Come detto sopra fondamentale è legare il pubblico al museo e questo si ottiene solo con progetti di ricerca mirati che possano consentire un programma di progetti espositivi annuali, che presentino sempre nuovi ed interessanti aspetti della magnifica collezione torinese. Il numero e l’eccezionale qualità dei reperti conservati consentono anche lo sviluppo di mostre itineranti che facciano conoscere nel mondo il museo di Torino e che forniscano fondi utilizzabili per lo studio e la conservazione dei reperti. Il museo deve tornare ad essere un centro di studi, centrale nel panorama egittologico mondiale. Questo obbiettivo si puó raggiungere stipulando memoranda of understanding con istituzioni nazionali ed internazionali, centri di ricerca, che con le loro specifiche competenze contribuiscano allo studio ed alla valorizzazione della collezione. Entrare a far parte di un network internazionale è fondamentale per permettere al museo di benificiare dei programmi di finanziamento europei (Horizon 2020). Vanno assolutamente rafforzati i progetti di collaborazione già in atto in primis con l’ateneo di Torino e con tutte le cattedre di egittologia in Italia. Vanno intensificati i programmi di tirocinio coinvolgendo studenti interessati a svolgere una tesi di laurea o di dottorato che verta su museum studies o sia finalizzata allo studio delle tipologie di materiali ed alla loro contestualizzazione. Il museo deve proseguire lo studio dei disiecta membra puntando alla ricostruzione dei corpora sparsi nelle varie collezioni. La collezione di Torino è per sua natura di interesse mondiale. Si possono pensare programmi che sottolineino e comunichino al pubblico questa centralità. La tecnologia digitale ci permette di sviluppare applicazioni che mettano ad esempio in relazione il tempio di Ellesija con gli altri templi pervenuti in occidente dopo la campagna Unesco. Si potrebbe pensare di organizzare a Torino il prossimo convegno di studi nubiani. La comunicazione con la comunità scientifica internazionale deve avere un ruolo centrale. Per questo si potrebbe considerare la possibilità, di intesa con il comitato scientifico, di avviare una rivista digitale che costituisca la piattaforma internazionale per la pubblicazioni di oggetti della collezione. Naturalmente la ripresa della pubblicazione del Catalogo Generale deve ricevere l’attenzione dovuta da parte del direttore. Vanno intensificati i rapporti con i colleghi egiziani e con le istituzioni del paese da cui proviene la nostra splendida collezione. Sono particolarmente orgoglioso di annunciare che si avvierà a breve un’intensa collaborazione con il Museo Nazionale delle Antichità di Leiden ed assieme le nostre prestigiose istituzioni porteranno avanti come partner l’importantissimo scavo della necropoli del Nuovo Regno a Saqqara, iniziato nel 1975 dall’Egypt Exploration Society ed il Museo di Leiden e che ha portato alla luce importantissime tombe di alti funzionari fra cui quella del generale Horemheb. Con questo scavo Torino torna in Egitto, entra in un contesto di collaborazione internazionale ricominciando a dare grande importanza e priorità alla ricerca. Dopo il 2015 il grande evento che la Fondazione in collaborazione con le autorità locali e con i patner internazionali deve preparare sono i festeggiamenti per il bicentenario del museo (2024). Questa è l’occasione imperdibile, da preparare con cura, per rimettere il museo al centro del mondo egittologico internazionale. Si puó pensare a vari eventi: ricomposizione della collezione drovettiana, grande progetto espositivo in collaborazione con il museo delle antichità, con il Louvre e con Berlino. A rotazione il museo di Torino potrebbe ospitare alcuni capolavori assoluti provenienti dalle collezioni egizie sparse per il mondo per rendere visibile la centralità del museo egizio. Nel 2024 si potrebbe organizzare una grossa conferenza internazionale a Torino avente per tema la formazione delle collezioni egizie e dei musei nazionali nel XIX secolo. Tutti questi eventi contribuiranno a rendere visibile alla platea internazionale il ruolo fondamentale che il museo delle antichità egizie di Torino riveste. Le sfide che aspettano il nuovo direttore ed il museo sono moltissime ma tutte ugualmente affascinanti. Nel rinnovarsi il museo deve guardare al futuro ma non dimenticare le profonde radici che lo legano alla storia locale ed internazionale. Il nuovo direttore ispirato dall’azione di tanti suoi predecessori puó procedere fiducioso nel futuro. Il modello che propongo è quello di un direttore hands on, che conosce la complessità della gestione museale, che è addentro ai problemi legati al funzionamento di grandi istituzioni culturali nel XXI secolo e che al contempo ha una rete di contatti internazionali grazie alla quale può contribuire a rilanciare l’attività museologica, culturale e scientifica del Museo Egizio di Torino.  Amo profondamente il mio lavoro e vorrei che la mia passione fosse di inspirazione per i miei collaboratori nel raggiungimento di un obbiettivo comune. Ovvero rendere Torino davvero un luogo imprescindibile per chiunque abbia un interesse di qualsiasi tipo legato al mondo egizio antico.

      Christian Greco

 

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