Arpagone partenopeo ( tratto da www.notizieteatrali.it )

Il testo è fedele all’originale, con quel mondo corrotto, di complottismi, ipocrisie, opportunismi, raggiri ed arrivismi, popolato da fingitori, spreconi, faccendieri, mediatrici, così ben disegnati dall’autore. E’ l’originalità della messinscena che caratterizza questa nuova edizione di L’Avaro di Moliére, messa in scena da Claudio Di Palma per Lello Arena (con Fabrizio Vona, Francesco Di Trio,Valeria Contadino, Giovanna Mangiù). Lo spettacolo è in programma al Teatro Acacia di Napoli dal 20 febbraio. Prima novità è che il dramma dell’avarizia per antonomasia si svolge a Napoli in un periodo non ben definito poiché il lavoro è creato come un percorso temporale dal 6oo a oggi. La scena, infatti, è formata da un perimetro, quasi museale, di teche che custodiscono una collezione di sedie di epoche diverse. “Indicano il potere, – spiega il regista – ma anche la vecchiaia e quindi l’avidità, cui il protagonista si condanna. Una è quella utilizzabile, sulla quale Arpagone si siederà ed è una sedia a rotelle. La ricchezza accumulata gli è stata utile senz’altro, ma diventa poi una tortura e una dannazione. La menomazione non è soltanto fisica, dunque, ma soprattutto interiore, lo porta alla solitudine e quindi alla morte dei rapporti”.

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