Venezia ricorda Ezra Pound

 

 

Ezra in gabbia, interpretato da uno strepitoso e sofferente Mariano Rigillo, in scena per la prima nazionale il 16 novembre al Teatro Goldoni di Venezia,  scritto e diretto da Leonardo Petrillo, attore e scrittore teatrale, e coprodotto con Officina del Teatro Italiano. Una pièce teatrale che per la prima volta risarcisce Pound di decenni di ostracismo ideologico e culturale. Ezra in gabbia ritrare le “ossessioni” di Pound: per la giustizia, per la libertà, contro l‘usura che corrode il mondo. È un tributo a un artista che ha anticipato con visioni rivoluzionarie il futuro dell’Occidente contemporaneo. E che da sempre “abita” le librerie personali di giovani ed ex-giovani ribelli accanto a Louis-Ferdinand Céline, Junger, Dostoevskij, Sandor Marai, Michelstaedter. D’Annunzio, Berto Ricci e chissà chi altro…

Al centro del palcoscenico Mariano Rigillo, con la sua gestualità, la ricerca del silenzio, recita rinchiuso in una gabbia, quella nella quale nell’estate del 1945 Ezra Pound, già sessantenne, trascorse 25 giorni, nel campo di prigionia dell’esercito americano di Metàto, a Pisa. Di giorno, sotto il sole cocente, l’Ezra evocato scatena la sua furia ieratica, di notte emerge il mondo poetico dei Cantos, evocati sulla scena da Anna Teresa Rossini. L’imponente metafora della gabbia rappresenta anche i 13 anni di reclusione che Pound passò nel manicomio criminale St. Elizabeths di Washington. Dopo 60 anni Pound torna nella gabbia per chiedere agli spettatori di giudicarlo e avere quel processo il suo Paese gli ha sempre negato.

 

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