Stefano Benazzo, il fotografo dei relitti navali che sa farli rivivere.A Bevagna è allestita fino a fine agosto la mostra collettiva 'In limine – In chartis mevaniae”.

 
“A 12 anni, nelle campagne romane, vidi i resti in legno dell’Arca di Noè utilizzata per il film ‘La Bibbia. Evidentemente, è stata una scoperta che mi ha segnato in qualche modo”. Al punto da trasformare l’artista Stefano Benazzo, nato nel 1949 e residente a Todi, in uno dei principali protagonisti a livello mondiale nello studio e nella fotografia di relitti di navi e barche spiaggiate. Una passione che porta Benazzo a fare mostre (37 personali, 30 collettive e 6 cataloghi), a tenere conferenze, a scrivere libri. L’ultimo si chiama ‘Wrecks/Relitti’, edito da Skira nel marzo del 2017, con ben 90 immagini di relitti spiaggiati.
“A 18-19 anni, casualmente, ho fotografato il primo relitto. Poi, con il lavoro, ho dovuto fare altro. Ma da quando sono andato in pensione, 6 anni fa, è tornata prepotente la passione, tanto da fotografare 200 relitti nei cinque continenti. Perché lo faccio? Alla mia età, nasce una sorta di dovere di memoria, nei confronti di chi su quel relitto c’è stato. Dunque, marinai, passeggeri, pescatori, persone che salvano gli emigranti in difficoltà, architetti, costruttori. Ogni relitto spiaggiato parla. In Italia, purtroppo, di monumenti al marinaio o al pescatore ce ne sono pochissimi, mentre sono tanti in altri Stati. Il mio è anche una sorta di monumento, di riconoscimento a chi, nonostante le difficoltà, è riuscito a portare la nave o l’imbarcazione sulla terra ferma. Per me i relitti sono qualcosa di vivo, le mie istantanee sono dedicate pure alle famiglie di chi era su quel relitto”.
Dal Perù, all’Argentina, dal Cile alla Mauritania, dalla Namibia alla Finlandia, alla Grecia. A Stefano Benazzo non sfugge nessuno dei relitti sconosciuti, ossia di quelli che nessuno o pochi hanno visto. “A settembre, al Pireo, ci sarà una mia mostra di foto dei relitti delle tradizionali barche in legno che ho trovato spiaggiate proprio in Grecia. Dopo Ferragosto, uscirà un libro, editrice Tuderte”. Il suo è un campo vastissimo: “Pochissimi si occupano dei relitti spiaggiati, quasi tutti sono incuriositi da quelli non emersi. Ultimamente, sono stato nei canali veneti dove ne ho trovati tantissimi, come in Puglia, Sicilia o Campania”.
Il lavoro dell’artista inizia con la ricerca: “Ho un database di 12 pagine dove ci sono notizie sui relitti di cui sono venuto a conoscenza, o tramite internet o tramite il passaparola e le segnalazioni da parte dei musei. Due mesi fa, con il sacco a pelo, sono stato in Islanda e ho trovati e fotografati 25”.  L’emozione che si prova quando si arriva davanti al relitto? “Felicità. Perché dietro ci sono uomini che parlano. Sto cercando un editore per un libro che ho già scritto: sono racconti scritti proprio dai relitti. Do vita a persone che nessuno ricorda”.
A Bevagna, è allestita fino a fine agosto la mostra collettiva, ‘In limine – In chartis mevaniae”. Fino al 26 agosto, a Santa Maria Laurentia, ci sono anche due serigrafie di Benazzo di due relitti: “La cosa interessante è che tutti gli artisti hanno dovuto utilizzare lo stesso supporto cartaceo”.
La vita artistica di Benazzo, che ha fatto il servizio militare negli Alpini, lo ha portato spesso e volentieri a occuparsi del mare. Il suo modello dell’Amerigo Vespucci, la Nave scuola più importante d’Italia (in scala 1:100), è stato donato alla Marina Militare ed è esposto perennemente a Palazzo Marina, a Roma: “Nel 1979 e nel 20009 sono stato sull’Amerigo Vespucci ed è una delle mie grandi passioni. Penso sia l’ambasciatore migliore dell’Italia nel mondo. Naviga ininterrottamente dal 1931. Un giorno ho deciso di fare un modellino, ci ho messo 364 notti. E’ piaciuto così tanto che è stato messo al posto d’onore a Palazzo Marino”. Modello che è stato esposto anche all’estero e che ha sempre attirato gli sguardi ammirati dei visitatori.
Un altro hobby di Benazzo sono i trenini elettrici, i plastici dei treni, le locomotive a vapore vivo: “Da piccolo non ne ho avuto uno, ma mi sono scatenato dopo i 30 anni. Ho realizzato un modello di locomotiva a vapore vivo in scala 1:22,5. Dei treni elettrici mi occupo parecchio, anche perché sono vice presidente dell’Associazione internazionale, la World Alliance of Tourist Trams and Train (Wattrain), consulente per le questioni internazionali della Federazione europea delle Ferrovie turistiche e storiche, membro della Federazione italiana delle ferrovie turistiche e museali”. C’è chi spende una fortuna per i plastici dei trenini: “C’è chi accede un mutuo. Io ho sempre fatto da me i pezzi oppure sono riuscito ad acquistarli a prezzo basso”.
La chiusura è quasi una massima: “Se quella dei trenini elettrici può essere una passione cara, i relitti sono a portata di tutti. Ma non tutti possono essere fotografi dei relitti, bisogna prima conoscerne la storia. Sapere chi c’era a bordo. E aggiungerci un po’ di fantasia”.

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