Ravenna Festival 2018: Usa, contaminazioni e giovani

 
‘Alla scoperta delle energie creative della Romagna’; questo il titolo del percorso che, dal 21 al 29 maggio (dalle 14 alle 19), accompagnerà i ragazzi tra gli 8 e i 18 anni lungo la strada del Ravenna Festival 2018. Saliranno tutti quelli che hanno accettato l’invito di Cristina Mazzavillani Muti sul palco del Teatro Alighieri e, qui, potranno condividere la propria passione con la direttrice della kermesse, ma anche con il pubblico che potrà entrare alle audizioni senza chiedere alcun permesso.
Singoli e gruppi, iscritti senza una preselezione, si esibiranno in ciò che vorranno. Ci sarà chi suonerà il pianoforte, chi la batteria, chi il violino, chi la tromba e chi la chitarra. Ci sarà chi ballerà sulle punte, chi sulle note della danza contemporanea, l’hip-hop e la break dance. Ci sarà chi proporrà ginnastica ritmica, chi canterà, chi reciterà, chi sceglierà il jazz, la musica elettronica o il disegno. Otto giorni in cui farsi conoscere. E in cui far conoscere il teatro, aperto alla città. Sarà una sorta di anteprima dei concerti e degli eventi che compongono il programma dall’1 giugno al 22 luglio. Un programma ribattezzato ‘Born in the Usa’, fin dal titolo ‘We have a dream’. E poi dalla presenza di una sezione, ‘Nelle vene dell’America’. Direttore artistico della manifestazione, insieme ad Angelo Nicastro, è Franco Masotti. Per una 29esima edizione del Ravenna Festival che si preannuncia scoppiettante.
Doveroso omaggio a Martin Luther King, dunque, nel titolo, replicato poi in dialetto (A j ò fat un sogn) per ribadire le radici e l’amore per la cultura popolare. Ma si comincia proprio con il sogno americano, secondo le declinazioni dei musical, poi c’è l’omaggio a Lenny Bernstein, intereprete dell’età dell’Ansia, quindi a Lincoln Portrait, quindi gli Anni Sessanta, le avanguardie, la trasparenza del minimalismo di Glass, Riley e Reich, gli anni Settanta e Ottanta della No Wave New York, dei Talking Heads, il lirismo d’estasi di Keith Jarrett, l’epoca moderna. Un viaggio. Che non trascurerà di toccare pure Kiev per le Vie dell’amicizia (scelte da Muti), l’Ucraina, la sofferenza di un Paese stretto tra una superpotenza da una parte e il nazionalismo dall’altra.
Ci sarà un omaggio pure a Dante con il progetto ‘Giovani artisti per Dante’. Tutte la mattine, per un mese, ai chiostri danteschi – a pochi metri dalla tomba – ci saranno piccoli spettacoli di musica, teatro e danza, scelti attraverso un bando o per commissione diretta, ma in collaborazione con le scuole di Ravenna, con l’Associazione Cantieri Danza. Le serate, invece, saranno meditative, all’interno della basilica di San Vitale, con i Vespri.
Il viaggio prevede anche di analizzare ‘le 100 chitarre elettriche’, lo strumento più usato nella seconda metà del Novecento. Ecco allora la riscoperta di compositori come Michele Tadini o Christopher Trapani, gruppi rock come Bryce Dessner (National). Steve Reich, Glenn Branca. In totale, 100 chitarristi affronteranno una prova ardua, condotti da Luca Nostro e diretti da Tonino Battista.
Oltre alla musica, il Ravenna Festival regalerà spazio a teatro (il Macbeth del Maestro Muti) e danza. E ci sarà una porzione della kermesse dedicata a Lucio Battisti, che ha un ruolo di primissimo piano nella musica d’autore italiana. Per quanti in estate fossero impossibilitati a fare un salto a Ravenna, in autunno ci sarà la trilogia verdiana: Nabucco, Rigoletto e Otello.
 

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